Il Gatto Siberiano

Da un ambiente così difficile e selettivo per tutti gli esseri viventi proviene il gatto siberiano: nato dagli incroci tra il gatto selvatico ed il gatto domestico che i primi coloni russi portarono con sé nella nuova terra.

Il gatto Siberiano è quindi una razza completamente naturale, in cui l'uomo è intervenuto solo per addomesticare e rendere più docile il carattere. A differenza della storia del Certosino, sul Siberiano esiste un'unica testimonianza scritta nel 1925 sul "Brehms Tierleben dove si legge di un gatto rosso proveniente dalla Siberia, di nome Tobolsker, robusto di taglia dal pelo lungo, citato in un gruppo di gatti di razza a pelo semilungo proveniente dal Caucaso.

La Storia Gatto siberiano

siberia"Dice un proverbio siberiano. chi non ha visto la Siberia non ha visto la Russia". Nell'immaginario collettivo noi occidentali associamo la Siberia ad immense distese gelate, zone sconfinate oltre la catena degli urali in cui la lotta per la sopravvivenza di uomini ed animali è durissima, regno della taigà e della tundra. "tre milioni di chilometri quadrati che, dagli Urali al Pacifico, formano quel pianeta freddo che prende il nome di Siberia. (foto)”.

La scelta di libertà, che fu alla base del trasferimento di alcune centinaia di migliaia di contadini nel corso di due secoli e mezzo circa, la politica zarista, che fece della Siberia una terra d’esilio per i prigionieri politici e criminali comuni, la promozione di alcuni ex servi alla categoria di kulak agiati, contribuirono con il passare degli anni a creare una mentalità prettamente siberiana con forti caratteri specifici che trovarono espressione in un forte sentimento d’indipendenza di uguaglianza e di fratellanza. Parole forti, significative queste di Vito Sansone, che racconta in un bellissimo libro la storia di questa terra della sua natura e della sua gente.

Da un ambiente così difficile e selettivo per tutti gli esseri viventi proviene il gatto siberiano: nato dagli incroci tra il gatto selvatico ed il gatto domestico che i primi coloni russi portarono con sé nella nuova terra. Il Gatto Siberiano è' quindi una razza completamente naturale, in cui l'uomo è inizialmente intervenuto solo per addomesticare e rendere più docile il carattere. Questo nella prima parte della sua selezione. A differenza della storia del certosino, sul siberiano esiste un'unica testimonianza scritta nel 1925 Sul "Brehms Tierleben dove si legge di un gatto rosso proveniente dalla Siberia, di nome Tobolsker, robusto di taglia dal pelo lungo, citato in un gruppo di gatti di razza a pelo semilungo proveniente dal Caucaso. Scarsità di documentazione quindi, anche se con tutta probabilità l'origine del Siberiano è il frutto di un incrocio tra il gatto domestico e quello selvatico che viveva libero nell'ambiente naturale.

A questo proposito riporto un brano bellissimo di un bellissimo libro “ Dersu Uzala” in cui il narratore racconta del suo incontro con un animale misterioso che in seguito scoprirà essere un progenitore del nostro amico Siberiano: “Stavo già per tornare indietro, quando d’improvviso vidi uno strano animale : stava scendendo da un albero, ed io presi la mira e sparai. L’animale cadde e cominciò a dibattersi al suolo. Un secondo colpo mise fine alle sue sofferenze. Era un gatto selvatico. Mi colpirono le sue dimensioni. Dapprima pensavo che fosse una lince, ma l’assenza dei fiocchi alle orecchie e la lunga coda mi convinsero che si trattava di un gatto selvatico. Era lungo un metro. Si distingueva dal gatto domestico non solo per le sue misure, ma anche per la robusta dentatura , i lunghi baffi ed il fitto pelo.”

Per l’Europa il siberiano è una razza giovanissima, un primo esemplare giunse in Germania nel 1989 grazie ad Hans e Betty Schulz, titolari dell’allevamento Newskij’s che si recarono a Leningrado per scegliere i soggetti migliori. Glinka la gatta nella foto è figlia di Quendolina Romanova, dell’allevamento Newskij’s. In Italia larazza siberiana è stata riconosciuta nel 1992 dal WCF (World Cat Federation) che ha stabilito uno standard di razza.

Da ciò che si legge in un sito tedesco, di allevatori di SF il nostro amico non proviene solo dalla Siberia, in quanto era considerato di casa un po’ in tutta la ex Unione Sovietica e proprio per la possente muscolatura, l’abbondanza del pelo, la varietà dei colori si è iniziato ad allevarlo.

Dapprima il suo carattere non era propriamente docile, uno degli antenati Roman pare venisse avvicinato solo muniti di guanti…In seguito alla vicinanza dell’uomo, i cuccioli nati dalle successive generazioni si sono addomesticati ed attualmente mostrano un carattere affettuoso nei confronti delle persone di casa: amano strofinarsi contro le gambe e ruzzolarsi beatamente ai piedi di chi ispira loro fiducia.

PER CHI VUOLE APPROFONDIRE L'ARGOMENTO...

Il gatto siberiano: da quanto tempo dura l’isolamento?

Scritto da Alex Kolesnikov, dottore di ricerca in genetica molecolare, Sibaris catter, Russia. (tradotto con il permesso dell’autore) Parte II.

La nascita ufficiale delle razza siberiana risale a non più di 18 anni fa. Benchè la razza possa ancora essere considerata “giovane”, un intervallo di tempo di quasi due decenni è abbastanza lungo per analizzare retrospettivamente alcuni punti chiave dello sviluppo dei siberiani e per esaminare andamenti rilevanti, sia favorevoli sia non desiderabili, che influenzano l’evoluzione della razza e causano ai giorni nostri alcuni problemi piuttosto complessi.

Che questo fatto fu a volte determinato quasi da una evoluzione naturale puttosto che da una attenta selezione può essere provato dal numero di tipologie di siberiano piuttosto differenti che si possono trovare qua e là. Quando fu attuata una selezione, fu spesso diretta verso caratteristiche secondarie, ad esempio verso il colore invece che verso l’allevamento di tipologie conformi.

Una delle questioni più problematiche è quindi la significativa differenza tra gli standard del siberiano delle maggiori associazioni feline mondiali. I siberiani sono stati riconosciuti da queste associazioni in momenti differenti e in diversi stadi dello sviluppo della razza. Ora non è sorprendente che ogni associazione felina, ogni club o persino ogni allevamento possieda una propria “immagine” del siberiano. All’inizio dell’allevamento “razionale” della razza siberiana, alla fine degli anni 80 e all’inizio degli anni 90, una qual certa dichiarazione di consenso fu raggiunta dagli allevatori sovietici e poi russi relativamente alla tipologia del siberiano. Tale dichiarazione di consenso potrebbe quasi essere chiamata standard, proprio perché all’epoca esistevano in USSR e poi in Russia decisamente pochi felinologi professionisti (se non nessuno). Come risultato, inoltre, tale dichiarazione di consenso è stata pesantemente influenzata dalle opinioni di professionisti stranieri, non perché queste persone volessero essere gli autori della razza siberiana o del suo standard o di chissà cos’altro, ma solo a causa della loro autorevolezza dovuta alla loro lunga esperienza in felinologia.

Anche l’attitudine, ancora esistente e diffusa, a considerare i siberiani “soltanto gatti di strada” ebbe un certo peso. Ad esempio, al contrario di quanto accadde per i gatti delle foreste norvegesi, inizialmente la razza siberiana fu sviluppata principalmente da appassionati dilettanti che avevano solo una moderata (per non dire di peggio) esperienza in felinologia, ed ancora meno esperienza in genetica e nell’organizzazione di programmi di allevamento. Ciò non per dire che tutte le persone che iniziarono ad allevare siberiani fossero degli sprovveduti, ma per sottolineare che la proporzione di allevatori professionisti e felinologi fu inaccettabilmente bassa e spesso operarono in modo indipendente uno dall’altro. Questo fatto ha condotto, per esempio, ad una differenza abissale tra i siberiani di Mosca e quelli di San Pietroburgo.

In tale stadio iniziale, prima che i siberiani divenissero relativamente diffusi e uniformati a livello di razza, gli allevatori ricevettero un aiuto sostanziale dal fatto che secoli di selezione naturale in Russia, specialmente nelle regioni geograficamente isolate della Siberia e dell’estremo est, avevano dato origine a un gatto con un certo numero di caratteri comuni e geneticamente piuttosto stabili. Ancora oggi questi gatti possono essere facilmente osservati nelle aree rurali, anche a solo poche decine di chilometri di distanza da Mosca, per non parlare della Siberia e del nord della Russia europea. Il risultato, che fu cruciale per il futuro sviluppo della razza, dei primi allevatori di siberiani e di coloro che scrissero gli standard fu costituito dal fatto che essi riuscirono a cogliere almeno alcuni di questi caratteri stabili e di considerarli come determinanti la razza stessa. Fu quindi una consapevole corrispondenza tra una base genetica naturale e alcune importanti caratteristiche “scritte” della razza che aiutò a mantenere i siberiani nello stato di razza riconoscibile piuttosto che di una popolazione disomogenea di gatti di strada.

siberiano

1. Cucciolo rurale vicino alla città di Dmitrov, 60 chilometri a nord di Mosca.

Ho sentito dire ripetutamente che i gatti siberiani non hanno nulla in comune con la Siberia, che essi sono solo gatti di strada di Mosca e San Pietroburgo e che sono una razza del tutto artificiale come i persiani o i british a pelo corto. Questa affermazione, il cui scopo non mi è noto, è errata e dannosa. I migliori siberiani che io conosca – inclusa la famosa linea Abakan, Treskuchii Sibirskii Moroz Mur (Irdie), un certo numero di gatti notevoli da Krasnoyarsk, Siberia, e alcuni altri – sono in effetti il risultato di incroci tra gatti provenienti dalla Russia europea e altri provenienti dalla Siberia o l’estremo est. Nel caso di San Pietroburgo, dove la popolazione dei gatti è stata ricostituita artificialmente dopo la seconda guerra mondiale caratterizzata da 900 giorni di assedio, tali incroci avvennero naturalmente quando gatti portati dalla Siberia incontrarono quelli introdotti da altre parti della Russia (il fatto che incrociare pochi gatti di tipologia simile e di origini in buona parte note differisca dal mescolare in modo improvvisato e arbitrario un gran numero di gatti totalmente senza legami di parentela tra di loro e di origini sconosciute è un altro soggetto di una discussione indipendente, ma è qui fuori tema).

Senza dubbio non esistono nella taiga siberiana, o altrove nella Russia del nord, gatti esclusivamente selvatici, questo semplicemente perché uno strato di un metro di neve, o ancora più spesso, e il freddo intenso che lo accompagna sono entrambi estremamente sfavoreli per il risultato della caccia praticata dai piccoli carnivori. D’altra parte, le somiglianze tra le tipologie nei sopra citati incroci tra animali geograficamente separati indicano che i siberiani non sono solo dei gatti di stada di tipologia non identificata, ma discendenti di un piuttosto definito archetipo che si è sviluppato durante secoli di forte pressione selettiva in condizioni climatiche severe. Gli umani li aiutarono solo a sopravvivere, ma non trattarono affatto i siberiani o i loro antenati come creature da coccolare nutrite esclusivamente dai proprietari e alle quali non era permesso di abbandonare la casa. Al contrario, solo i gatti capaci di proteggere i raccolti e altre derrate alimentari in ogni condizione meteorologica da roditori, uccelli e altri piccoli depredatori, erano oggetto di vantaggio selettivo. Come si siano sviluppati i siberiani e a quale tipo di pressione selettiva siano stati soggetti merita di essere ricordato non solo a tutti coloro che propongono l’ipotesi “gatti di strada”, ma anche a tutti gli allevatori di siberiani. Quindi, dato che l’archetipo esiste, è saggio seguirlo nei programmi di allevamento invece di riinventare una sorta di bicicletta. Certo, la razza nativa è probabilmente costituita da gatti di strada, ma comunque gatti selezionati sotto la pressione di ben definite condizioni.

Archetipo siberiano

2A. Archetipo siberiano.

Cos’altro dire in favore del’esistenza dell’archetipo siberiano? Basta guardare questa coppia di fotografie (Fig 2A): i gatti mostrati sono parenti solo alla lontana (forse per una occorrenza nell’ottava o nona generazione). Un gatto è stato allevato a Krasnoyarsk, l’altro in Finlandia. Sono diversi? O sembrano quasi gemelli?

Quasi gli stessi gatti (Fig 2B) furono usati come esempi quando è stato definito lo standard FIFe per il gatto siberiano. Sorprendente, ma può essere supposto che un certo numero di persone, inclusi giudici di varie federazioni, o abbiano dimenticato o non abbiano mai visto questi gatti rappresentativi dell’archetipo siberiano.

Helios Onix Gloria e Tsarevna Cecilia Seliger

2B. Helios Onix Gloria e Tsarevna Cecilia Seliger, gatti usati quali esempi per il riconoscimento dei SIB da parte della FIFe durante l’esposizione del 1997.

La questione dell’archetipo è strettamente legata alla descrizione della tipologia, che a sua volta è intimamente legata allo standard di razza. Quindi, se si considera lo standard per la razza nativa, meritano di essere descritti quei tratti importanti che hanno caratterizzato la popolazione di gatti indigeni prima dell’inizio dell’allevamento piuttosto che inventare artificialmente certe nuove caratteristiche non presenti (o presenti solo di rado) nella popolazione originaria. E’ logico sia da un punto di vista genetico sia nell’ottica di tenere in considerazione la preservazione di tratti unici di una razza aborigena che si è sviluppata per secoli. Altrimenti quale sarebbe il proposito di reperire gatti indigeni da vari luoghi e fondare a partire da questi una razza? Inoltre, se non ci fossero tali tratti e non potessero essere usati come ancora per descrivere le caratteristiche della razza, nessuna razza potrebbe essere sviluppata. Queste tesi sono semplici, ma ancora spesso trascurate. Quale sia il futuro sviluppo della razza siberiana, come si possa procedere verso la sua estremalizzazione, è un argomento vasto e distinto che sarà discusso altrove in un altro articolo. Quale debba essere il colore e perché la tipologia debba prevalere sul colore nella razza aborigena e di nuovo materia di una discussione separata. Qui può essere solo messo in evidenza che mentre il concetto della prevalenza della tipologia è stato utilizzato con enorme successo nelle razze sorelle del siberaino (SIB), quali i gatti delle foreste norvegesi (NFC) and i Main Coon (MCO), tale concetto è stato spesso dimenticato nei SIB stessi. Come risultato la gara per il colore nei SIB ha condotto alla disordinata estensione al Neva Masquerade e a gatti di altri artificiali colori “arcobaleno”. Se questo abbia aiutato a mantenere l’integrità della razza è evidente dalla Fig 3.

Razza arcobaleno

3. Razza arcobaleno.

Questa “razza sopra l’arcobaleno”, che altrimenti chiamo “il problema degli anni 90”, è responsabile della perdita di molte importanti linee brown tabby a partire dall’inizio degli anni 90 (alcune di esse potrebbero essere rimaste negli US) e della poca attenzione spesa per mantenere l’archetipo siberiano. Stando così le cose, molti allevatori, giudici e semplici futuri proprietari di SIB specialmente fuori dalla Russia hanno ricevuto informazioni controverse e a volte totalmente fuorvianti relativamente a come sia l’aspetto del vero siberiano.

Quindi, quale è l’archetipo siberiano e quali caterristiche di questa tipologia è necessario sottolineare nello standard?

siberiano di Krasnoyarsk

4. Un siberiano di Krasnoyarsk, le linee siberiane indigene vennero incrociate con le prime linee di Mosca.

 

Benchè la caratteristica principale di un SIB sia la forma della testa (Fig. 4) e che essa determini nell’insieme la tipologia e le proporzioni complessive del SIB e distingua i SIB dalle altre razze sorelle, quali caratteristiche debba avere il mantello è la questione che, data la situazione attuale, vorrei porre prima di tutte le altre. Tra alcuni felinologi circolava l’idea che il mantello del siberiano dovesse essere lungo e vaporoso, anzi che più vaporoso fosse il mantello più “siberiano” fosse il gatto. Seguendo questa idea, è stata posta veramente poca attenzione alla struttura del mantello e alle peculiarità della tessitura delle sue differenti componenti. Tuttavia è relativamente facile provare che la teoria della “vaporosità” è errata. In qualità di gatto aborigeno, il siberiano si è evoluto in modo tale da essere protetto dalle avverse condizioni atmosferiche e da altri problemi associati all’ambiente in cui questi gatti hanno vissuto per molti anni. Quindi il mantello deve essere idrorepellente, deve formare uno strato discendente protettivo che protegga l’animale dal vento, dal freddo e dalla pioggia, così come impedire a frantumi vegetali di popolarlo con facilità mentre il gatto caccia. Una muta quasi completa avviene due volte all’anno. Un gatto che è sempre ricoperto da un mantello che non subisce mai la muta non è affatto un membro dell’orgogliosa famiglia siberiana.

siberiano

5. Mantello corretto (A) e non corretto (B).

Quale è il mantello perfetto? Per prima cosa la gerarchia dei vari tipi di pelo deve essere ben evidente ed espressa in modo non ambiguo. Peli di guardia irregolari e lucidi devono decorare la coda, la schiena e le spalle. Questi devono essere supportati da una pelliccia spessa e quasi costante che formi una barriera per il vento e per il calore solare, compatta e che ricopra tutto il corpo. Anche lo strato di sottopelo deve essere spesso e compatto per impedire che i riccetti vegetali si appiccichino. Infine, una pelliccia troppo lunga, fine e di struttura inadeguata (spesso a causa del sottopelo troppo lungo) non è in armonia con il corpo forte e compatto del siberiano. In definitiva si vorrebbe vedere dei gatti selvatici robusti ed eccellentemente bilanciati piuttosto che dei polli d’allevamento. Quindi la pelliccia decorativa come una trina e i calzoni alla zuava devono essere pronunciati, ma compatti e nettamente definiti piuttosto che irregolari e di tipologia persiana (Fig. 5 A e B). Dubito che la lunga peluria come la pelliccia decorativa ben corrisponda con il pelo di guardia lucido e spesso che copre la sommità del corpo. In simile disposizione, la maggior parte della pelliccia decorativa deve essere formata da pelliccia regolare spessa e relativamente ruvida piuttosto che da pelliccia tipo sottopelo morbida ed estremamente lunga. L’idea del triplo sottopelo nei siberiani è ora in genere abbandonata, per lo meno si può affermare questo sulla base della discussione che si sviluppò in occasione dell’ultimo incontro IFSJ. Il sottopelo deve essere distintamente più corto della pelliccia regolare, altrimenti il mantello assomiglia a peluria cotonosa arruffata piuttosto che al mantello uniforme di un animale selvatico. Questo è particolarmente dannoso per la forma della coda che si presenta come il ventaglio di un sultano piuttosto che come una canna spessa e compatta. Inoltre un mantello lungo e setoso di solito maschera la qualità dell’ossatura facendo in modo che un gatto di taglia media e costituzione esile possa sembrare grosso e di ossatura robusta.

SIB, NFC, e MCO

6. SIB, NFC, e MCO. © Kristin Knudsen and Anne Solveig Berge, Norway.

La forma della testa è un altro punto complesso ed estremamente importante. Per prima cosa e principalmente, la forma della testa è il tratto più importante che rende il siberiano una razza e non solo un gatto simile al NFC o al MCO, come è stato spesso detto sin dall’inizio dell’allevamento del siberiano stesso. Potrei forse offendere gli allevatori di NCF e MCO, ma secondo me i gatti di tipo siberiano hanno preceduto qualsiasi altro gatto di razza a pelo semilungo, cioè non solo NFC e MCO, ma anche il gatto d’angora turco (TUA) e il turco Van (TUV). I gatti selvatici a pelo semi-lungo (SLH) sono molto probabilmente originari del medio-oriente e della trans-caucasia, quindi si sono diffusi in altre regioni quali l’Europa, la Siberia, la Russia, l’Asia, ed altre ancora. Per seconda cosa, la tipologia della testa deve coincidere accuratamente con la tipologia del corpo, che deve essere forte, di ossatura pesante e, in contrasto con le razze sorelle a pelo semi-lungo, relativamente compatto. Per terza cosa, la tipologia della testa deve essere simile a quella dell’archetipo siberiano e suo più probabile antenato, il Felis Silvestris Caucasica. Le differenze fra le tipologie della testa dei SIB, NFC, e MCO sono chiaramente mostrate in Fig. 6. La testa del siberano non presenta tipologie estreme, né il rilevante porta baffi e il muso del MCO, né il profilo dritto e la forma a triangolo dell’intera testa del NCF. Quelle descritte finora sono caratteristiche ben note che non ci devono però far dimenticare che ne esistono di meno note, ma non per questo meno importanti.

siberiano

7 A: Portabaffi correttamente allineato nel famoso trapezio.
7B: Pseudosiberiano di tipologia persiana con portabaffi esageratamente esteso verso il basso.

Mi capita di sentire spesso una domanda: che cosa si intende per la così detta forma a trapezio della testa del siberiano? Infatti, quando vista frontalmente, la testa di un siberiano ha la forma di un largo cuneo modificato, come correttamente affermato in molti standard. Se la testa fosse frontalmente a forma di trapezio, la mascella dovrebbe essere molto larga, cosa ovviamente impossibile. Il rompicapo si risolve facilmente, tuttavia, quando un tipico siberiano è osservato frontamente dall’alto. In tal caso, il portabaffi, la sommità del naso e gli zigomi formano una figura che può essere vista come formata dalla base minore e dai lati di un trapezio smussato. La base maggiore del trapezio è la linea virtuale che può essere traccita tra le pupille degli occhi attraversando il naso. Cosa importante, la base minore di questo trapezio deve essere sufficientemente larga e non deve assolutamente degenerare in un triangolo (Fig. 7A). Come conseguenza, la forma del portabaffi nei siberiani è almeno così importante come nei Main Coon. Il portabaffi deve essere molto ben riempito, ma non deve estendersi verso il basso o protendersi in modo significativo al di fuori del bordo degli zigomi. Quindi, la transizione tra il portabaffi e gli zigomi deve essere perfettamente lineare - cioè senza nessun accenno di restringimento - e la larghezza degli zigomi deve essere considerevole, in caso contrario il porta baffi sarebbe sporgente lateralmente e sproporzionato rispetto a zigomi stretti e posizionati troppo in alto. Allo stesso tempo, al contrario dei persiani, i siberiani devono avere il muso sporgente in avanti, benché più corto del muso dei Main Coon. Un muso troppo corto, tipo bulldog, con un porta baffi esagerato o che si estende verso il basso, può essere un segno di contaminazione con la razza persiana (Fig. 7B).

Oltre che dalla parte inferiore degli zigomi e dal porta baffi, il muso è formato dalla mandibola e dalla mascella. Mentre è facile immaginare la forma della mandibola, vi sono molte controversie a proposito di quella del mento e dell’intera mascella. Le affermazioni inerenti un mento gracile e arretrato costituiscono il maggiore ostacolo. In effetti, alcuni felinologi, pensano che “mento inclinato” significhi automaticamente “mascella gracile”. Il risultato è favorire gatti siberiani con mascella di forma simile a quella delle rane. Non viene spiegato come una mascella sottile e, in effetti, debole fisicamente possa accordarsi con il tipico comportamento del gatto siberiano che è un impegnato cacciatore di roditori. Idealmente, il mento un po’ arretrato, inclinato, o, per meglio dire, arrotondato dovrebbe essere mantenuto nei siberiani. Questo contribuisce al contorno complessivamente morbido della testa del siberiano e in effetti è in buon accordo con l’archetipo. Allo stesso tempo, la mascella di un gatto cacciatore deve essere spessa, per essere in buona proporzione con la testa massiccia e per supportare l’abilità del gatto di catturare efficientemente la preda e di ucciderla subito. Il fatto che i siberiani con pedigree perdano la loro abilità di cacciare è, a dir poco, una comune illusione. La mascella sottile, molto inclinata, di tipo “a rana” è totalmente inaccettabile in un gatto selvatico. La mascella spessa e forte con mento arrotondato suppota la corretta presentazione complessiva della razza e distingue nettamente i siberiani dalle razze “sorelle” [norvegese e main coon, n.d.t.].

siberiano

8. Forma non corretta (A) e corretta(B) dell’angolo interno superiore dell’occhio.

La forma dell’occhio dei siberiani è una delle questioni più controverse. Differenti standard descrivono quasi ogni tipo di forma per gli occhi del siberiano, da “quasi tondi” a “ovali”. Il grado di rotondità non è definito. Questo apre la possibilità a svariate singolari interpretazioni per quanto riguarda tale forma. Un punto che è stato stabilito in modo piuttosto definitivo è che gli occhi del siberiano non devono essere né rotondi né a mandorla. In effetti, se si guarda da vicino l’occhio del siberiano, in particolare di gatti che appartengono a linee relativamente stabili, è evidente che la forma dell’occhio è più complessa e può essere considerata come una versione “leggermente obliqua” appartenente alla famiglia di forme a "cappuccio di frate”. In ogni caso, l’arco superiore dell’orbita dell’occhio è più breve di quello inferiore e il bordo esterno dell’occhio ha una netta forma appuntita. Un importante difetto, al quale è posta poca attenzione, è la presenza di una linea diritta, che distorce l’armonia della forma dell’occhio, nella parte interna dell’arcata superiore (Fig. 8).

Proporzioni del profilo delle tre razze delle foreste

9. Proporzioni del profilo delle tre razze delle foreste: SIB = gatto siberiano, NFO = gatto norvegese delle foreste, MCO = Main Coon.
(Disegno riprodotto per gentile concessione delle signore Knudsen e A. S. Berge, Norvegia).

Per entrare maggiormente nel dettaglio relativamente alle proporzioni originali della testa del siberiano, devono essere menzionati alcuni parametri biometrici. L’analisi biometria di un certo numero di gatti di buona tipologia ha rivelato che nei siberiani: la lunghezza del naso (D1), la distanza tra la sommità della testa e la linea del sopracciglio (cioè la lunghezza dell’osso frontale, D2), la distanza tra la sommità della punta del naso e la base del mento (D3) sono circa identiche. Questo è molto utile per distinguere siberiani di corretta tipologia da gatti con tipologia simile a quella dei Main Coon (muso troppo sporgente e mento troppo accentuato), o a quella dei Norvegesi and NFCs (profilo troppo diritto e mento potenzialmente meno accentuato). Nel primo caso (MCO) si ha D3>D2, nel secondo caso (NFC) si ha invece D3<D2. Se il gatto ha caratteristiche di tipo persiano si ha D1<D2 e D1<D3. Cosa importante, se la fronte non è piatta, come deve essere nei siberiani, tutte le proporzioni tra D1-3 sono spesso distorte.

Anche la distanza tra le orecchie è molto importante. Negli standard esistenti, la distanza tra le orecchie è interpretata troppo arbitrariamente. Benché sia usualmente ben stabilito che le orecchie non devono essere situate troppo in alto e troppo vicine tra di loro, la distanza massima tra le medesime solitamente non è definita. Come risultato, gatti con orecchie troppo distanziate non sono penalizzati, per di più sono preferiti da alcuni giudici, specialmente della FIFe, anche se la maggior parte di tali gatti hanno una tipologia simile al persiano, con orecchie troppo piccole posizionate molto in basso e quasi sepolte dal pelo. Alcune indagini biometriche possono essere di aiuto, la distanza tra le orecchie deve essere definita come compresa in un intervallo che va da 1 a 1.5 volte l’ampiezza della base delle orecchie stesse. Per fare una stima corretta, l’ampiezza della base dell’orecchio deve essere considerata in qualità di caratteristica anatomica e non come l’ampiezza della parte dell’orecchio visibile al di sopra del pelo. Quando si tiene contemporaneamente conto di tutti questi parametri - distanza tra le orecchie, ampiezza delle orecchie e altezza del loro posizionamento – diventa chiaro che qualsiasi altro tipo di orecchie è quasi impossibile senza introdurre severe distorsioni delle correlazioni descritte. In effetti, la base anatomica dell’orecchio (e non la parte del’orecchio visibile al di sopra del pelo) è così ampia che se considerassimo una distanza tra le orecchie significativamente più grande di quella della base di un orecchio, esse risulterebbero essere posizionate quasi sotto il mento del gatto vicine una all’altra.

I coefficienti di correlazione dovrebbero essere la soluzione ideale per una accurata descrizione dello standard del siberiano, ma poichè la loro applicazione ufficiale è ancora al di là dei limiti della moderna felinologia, non si sa se tali coefficienti saranno mai inclusi nello standard del siberiano.

La sola cosa che deve ancora essere detta in questa sede è che le dimensioni del corpo del siberiano (così come è visto con la pelliccia) devono ubbidire alla regola della “sezione aurea”, cioè il rapporto tra l’altezza del tronco e la sua lunghezza deve valere circa 1:1.6 (Fig. 10).

siberiano

10. In figura sono evidenziate le proporzioni del corpo del siberiano.

Vorrei inoltre parlare dei punti principali che influenzano il giudizio di un siberiano. La testa è ciò che più caratterizza un siberiano, quindi il corpo, che deve essere muscoloso e di robusta ossatura (sfortunatamente, gatti grassi con ossatura leggera sono a volte considerati migliori quando confrontati con gatti di ossatura robusta, ma non grassi, questi ultimi infatti possono sembrate più esili dei primi). Il caso appena descritto si verifica sovente nel giudizio dei siberiani, che devono essere “robusti”. La seconda, e indispensabile, parola della frase “di robusta ossatura” è spesso dimenticata. Un siberiano con gli occhi, ma con la testa e l’ossatura solo moderatamente sviluppata è spesso giudicato superiore rispetto a un siberiano di struttura eccellente a livello sia della testa sia di ossatura, ma con occhi gialli o giallo-verdasti. Questo è semplicemente intollerabile. Molte delusioni di questo tipo sono causate da una formulazione ambigua di alcuni standard del SIB. E’ necessario ancora del lavoro per determinare correttamente e in modo non ambiguo la nomenclatura per descrivere la forma degli occhi e per la formulazione di adeguate penalità nello standard del siberiano. Una ulteriore questione relativa agli occhi è il problema della “profondità” della collocazione dei medesimi. A volte, vengono fatte delle critiche del tipo “occhi posizionati troppo in profondità”. Benché in certe circostanze questo possa essere corretto, una razza di origine naturale non può avere occhi sporgenti, che sono un ulteriore indicatore di una tipologia stile persiano. E’ infatti detestabile che in alcuni standard americani di siberiano, per ragioni sconosciute, sia stata inserita la frase “dolce espressione facciale”. Questa frase non descrive un vero siberiano, ma un gatto-bambola con occhi tondi, muso tondo, tutto tondo. Perché piuttosto non riferirsi a questo tipo di gatto come a un classico persiano “da salotto”?
Abbiamo trattato alcuni dei punti cruciali relativamente a ciò che si intende per razza siberiana. Secondo me, basandomi sull’osservazione di un buon numero di siberiani in Russia e all’estero, siberiani di forme “arrotondate” e con mantello “vaporoso” sono a volte considerati come dei “sostituti” dei persiani classici. Il risultato è un tentare costantemente di far convergere la tipologia del siberiano con quella del persiano. Sfortunatamente, le conseguenze di questa “nostalgia” possono essere disastrose per i siberiani. Questi ultimi infatti, pur avendo una carattere molto amichevole e per certi aspetti spesso simile a quello canino, non sono gatti da grembo, ma cacciatori impegnati, sono incredibilmente astuti, potenti, agili e di forte temperamento. Sarebbe meglio che le persone che cercano nei siberiani caratteristiche simili a quelle dei persiani rivolgessero la loro attenzione verso altre razze. Al contrario chi cerca un gatto per competizioni di agility probabilmente troverebbe tra i siberiani il concorrente migliore e più astuto.
Anche se lo potrebbe sembrare, questo articolo non è una descrizione dello standard della razza siberiana. Numerose questioni importanti per lo standard non sono state trattate, altri argomenti, al contrario, sono stati trattati con un livello di dettaglio al di sopra delle necessità dello standard. Nessuno standard specifico, europeo o americano, è stato preso in considerazione per un confronto diretto. In effetti, qui ho cercato di presentare l’analisi della discussione che si è tenuta nel luglio 2005 in occasione del workshop della società internazione dei giudici in felinologia (IFSJ) dedicato alla revisione ordinaria e alla messa a punto dello standard russo della razza siberiana. Attualmente questi workshop riuniscono un buon numero di giudici e allevatori e, cosa molto importante, sono gli eredi diretti delle dichiarazioni di consenso relative alle razze originarie della Russia redatte da pochi entusiasti quasi vent’anni fa. Alcuni di questi entusiasti sono ancora membri attivi dei workshop del IFSJ (!). Spero che in futuro altre associazioni possano prestare più attenzione allo standard della razza siberiana redatto dal IFSJ - e a quelli direttamente derivati – perché è ancora in maggior parte sviluppato dalle stesse persone che effettivamente notarono l’ora ben noto archetipo siberiano e fondarono tale razza in Russia.

 

A PROPOSITO DEL NEVA MASQUERADE

Rapido riassunto dell'articolo di A. Kolesnikov. Il gatto avvisato da Pallas nel 1793 sulle rive del Volga era un point a pelo corto, quindi, non un Siberiano. I gatti Bukhara, della cui esistenza ci sono molte testimonianze storiche, erano robusti gatti a pelo semi lungo dell'Asia Centrale, sempre di colore brown tabby; questi gatti sono stretti parenti del Siberiano odierno, le cui linee non provengono solo da Mosca e Sanpietroburgo, ma anche dall'Asia Centrale. Il gene point è stato introdotto nelle linee siberiane tramite tre canali di accesso, i primi due numericamente molto rilevanti, il terzo meno:

1) tramite l'introduzione di gatti di Mosca e Sanpietroburgo, già portatori del gene point probabilmente ereditato dagli incroci con gatti orientali arrivati in Russia con i commerci;

2) tramite la selezione "fai da tè" di balinesi all'inizio della catofilia in Russia. Tale selezione ha privilegiato la trasmissione del gene point in gatti russi dal pelo semi lungo (che sono stati poi chiamati Neva);

3) tramite l'introduzione di Persiani in via sperimentale nelle linee siberiane; tali esperimenti però, piuttosto che introdurre il gene point, hanno avuto l'effetto di modificare la tessitura del pelo (fluffy, lanugginoso) in alcune linee di Siberiano.

Studi sul DNA hanno mostrato che la popolazione dei gatti del Sud Est Asiatico, tra i quali il gene poin è molto diffuso, è geneticamente molto lontana dai gatti europei ed in particolare dai gatti russi. Quindi il gene point è stato introdotto nei gatti russi a pelo semilungo (Siberiani) molto di recente ed è associato a sequenze genetiche molto diverse da quelle della popolazione russa autoctona, che ha invece sequenze sue proprie lontanissime, da quelle del Sud Est asiatico e da quelle europee.

SE SI VUOLE PRESERVARE L'INTEGRITA' GENETICA DEL SIBERIANO INTESO COME GATTO AUTOCTONO RUSSO, I NEVA VANNO ALLEVATI SEPARATAMENTE.

 

Tradotto dalla versione in inglese per gentile concessione di
© A.V. Kolesnikov, Dottore di ricerca, Mosca, Russia Gennaio 2004-Maggio 2008.

Transaltion from the English version curtesy of
© A.V. Kolesnikov, PhD, Moscow, Russia January 2004-May 2008.

Si ringrazia ELISA CANEPA per la traduzione dell'articolo dall'inglese in Italiano

 

 

Antenati

GIC Roman

GIC Roman

IC Mars

IC Mars

WCH Pyshka Dikaya Krassa

Pyshka

WCH Arsenij Newski

Arsenij